Tre domande a Mario Mele

Marzo 2017

Si parla molto, ultimamente, del concetto di “post-verità”: le notizie vengono percepite e accettate come vere dal pubblico più sulla base di emozioni e sensazioni che in seguito a un’analisi dei fatti. Che ruolo dovrebbe avere l’informazione in questo contesto, considerata l’influenza della rete sulla diffusione delle notizie?

È un argomento estremamente delicato. All’interno dell’attuale flusso di informazioni, chi cerca di mantenere l’equilibrio vive in uno stato di insicurezza dovuto alla continua esigenza di analisi, mentre personalità più superficiali (oggi in maggioranza) tendono a sfruttare questo meccanismo di falsificazione permanente per far emergere la propria voce. Ma sono ottimista: come diceva Mario Calabresi, in questo panorama confuso e frammentato i giornali stanno – seppure lentamente – tornando ad acquisire parte dell’autorevolezza perduta.

L’elezione di Donald Trump è il sintomo più evidente di questa condizione di “scollamento” tra giornali e opinione pubblica. Se da una parte il Presidente USA preferisce utilizzare i proprio canali per comunicare senza mediazione, allo stesso tempo i giornali non sembrano più capaci di interpretare il sentire comune e continuano a rivolgersi solo a una ristretta parte di elettorato. Una situazione senza via d’uscita? 

Attualmente la via d’uscita non si vede, onestamente. Ed è proprio così, ci tengo a ricordare, che in passato sono nate le dittature. La mancanza di credibilità dei mezzi di informazione ha sempre aiutato le voci più esaltate a trovare un loro spazio di convincimento presso l’opinione pubblica, soprattutto durante i momenti di crisi socio economica. Oggi il mondo è condizionato dalla superficialità dei leader politici e la rete è spesso terreno fertile per questo tipo di arroganza.

In questo contesto, come sta cambiando e come dovrebbe cambiare, secondo lei, il ruolo dei direttori di testata, nel panorama italiano?

Oggi i direttori hanno perso parte delle loro tradizionali caratteristiche di giornalisti e si sono trasformati in veri e propri manager. Ovviamente quando bisogna far tornare i conti si rischia di perdere un po’ della propria autonomia di pensiero. La via d’uscita risiede, secondo me, nella diminuzione delle testate: gli investitori vedrebbero positivamente un calo delle copie in virtù di un aumento di autorevolezza perché questo vorrebbe dire meno copie perse e più copie utili.