Il the’: Beppe Severgnini conversa con Mario Mele

 

Giornalista, scrittore, conduttore, da poche settimane neo direttore di “7”, il settimanale del Corriere della Sera, Beppe Severgnini ha alle spalle una lunga e brillante carriera come comunicatore a 360 gradi. Il Gruppo Mario Mele & Partners l’ha ospitato in occasione del “Thè del Lunedì”, il format mensile all’interno del quale il pubblico si confronta con un ospite di grande prestigio sui principali temi dei media e della comunicazione.

Nel corso dell’incontro, Severgnini ha posto l’attenzione sulla necessità di superare quello che definisce come il “linguaggio unico giornalistico”. Un bravo giornalista, ha spiegato, deve far riflettere, divertire, interessare e colpire il bersaglio, rifuggendo la tentazione di parlare a un pubblico di soli addetti ai lavori.

Lavorando a “7”, ha affermato con la consueta ironia, il suo obiettivo è colmare la distanza tra l’edicola e il “bagno dei lettori”. Un settimanale che viene acquistato e lasciato a portata di mano per una settimana o più, dando modo a chi lo consulta di scoprirne le pagine giorno dopo giorno, è un giornale che funziona. Perché se leggere un quotidiano è (anche) un dovere, leggere un settimanale deve essere un piacere.

Oggi, ammette Severgnini, i giornalisti sono considerati dai lettori meno affidabili di una volta. Nel sovraffollamento di notizie a cui siamo sottoposti, il mestiere di chi si occupa di comunicazione deve essere “unire i puntini” tra la moltitudine di informazioni. Se fino al 2005 per produrre un video e distribuirlo occorrevano risorse ingenti, oggi chiunque può filmare, commentare in diretta, distribuire il contenuto e farlo condividere attraverso i canali web e socia. Purtroppo, ancora oggi molti giornalisti si comportano come nel 2005. Ecco perché è necessario imparare a comunicare in maniera diversa, ricordando che non è la quantità ma la qualità del proprio lavoro a poter fare la differenza.

Per poter affrontare le nuove sfide poste dalla rivoluzione del mondo dell’informazione, nonostante i grandi cambiamenti degli ultimi anni, è ancora valida la lezione del suo maestro, Indro Montanelli. A un giornalista si può perdonare tutto, diceva Montanelli, tranne una cosa: la noia.